Soffri di “sensi” di colpa? 


TAG: NON TI SPORCARE! STAI FERMO! CHI E’ IL GIUDICE INTERIORE? ESPLORAZIONE DEI SENSI E NASCITA DELLA COLPA,  CRESCITA MOVIMENTO RIMPROVERI E SENSI DI COLPA, BLOCCO E SENSI DI COLPA.

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“Quando sto imparando a muovere i primi passi, mi dicono di star fermo perchè cado, quando inizio ad esplorare il mondo circostante mi dicono di non toccare perchè potrei rompere qualcosa, quando inizio a voler mettere tutto in bocca per assaporare e sperimentare la consistenza del cibo e degli oggetti mi dicono che fa schifo, quando voglio esplorare il mio corpo mi fermano e mi dicono che non si fa e addirittura mi arriva un ceffone …”

Il blocco del piacere del movimento sensoriale in tutte le sue manifestazioni, nella crescita del bambino, genera il senso di colpa: l’eterno conflitto tra piacere e dovere nasce quando decidiamo di “fare” qualcosa, fino ad arrivare, da adulti, al senso di colpa anche per l’aver “pensato di fare” qualcosa!

Il senso di colpa in modo più o meno marcato, accompagna tutta la nostra vita fin dalla primissima età, poiché in realtà nessuno di noi da bambino, è stato lasciato in pace mentre esprimeva se stesso nel passaggio tra stato di quiete e movimento.

MOVIMENTO? Certo… Proprio il movimento, l’azione. Qualsiasi azione. Perchè il genitore ci ferma? Diamo fastidio o siamo in pericolo?

Pensiamo al movimento del pianto, che nei primi mesi viene accettato, dopodichè viene bollato come capriccio e cerca di essere bloccato in tutti i modi, semplicemente perchè è fastidioso per chi ci accudisce. O il piedino in bocca che viene quasi sempre “rimesso a posto”perchè è sporco e “sta male”a vedersi … O la soddisfazione che si prova nella manipolazione del cibo, fatto di una certa consistenza, odore, sapore, colore ma… non si può perchè SPORCHIAMO noi stessi o la “nostra” casa!

Fonte: Donna Moderna

In quel magico momento di esplorazione della realtà “altra” rispetto a noi attraverso i cinque sensi, in quel magico movimento da bambino totalmente inerme a bambino esploratore, iniziano i NO accompagnati da toni, modi, prese e sguardi pieni di rimprovero o addirittura fatti di rabbia e disperazione. In noi si immagazzinano ricordi più o meno dolorosi.  Associati a quel desiderio di gratificazione. Chi più chi meno, ha sperimentato quella sensazione di colpevolezza associata al godimento del movimento e dell’esplorazione del proprio corpo.

Maggiore è stato il poco rispetto con cui ci hanno impedito il movimento di esplorazione di noi stessi e della realtà circostante a nostra portata di mano, più forte sarà il senso di colpa che si manifesterà di lì in avanti.

Citando Robert Bly, giorno dopo giorno riempiremo il nostro zainetto di frustrazioni e di azioni vietate, mettendoci da parte un frammento dopo l’altro e quello sarà il nostro scrigno riempito d’ombra.

Qualsiasi “movimento” nel bambino ha bisogno di rassicurazione, e perchè no, di una guida ferma e presente quando fosse pericoloso, affinchè possa vivere quel movimento con fiducia e ripeterlo liberamente nel tempo. Così un giorno potrà staccarsi dai genitori in serenità. L’unità con la mamma si allenta in questa fase che si protrae fino intorno ai due anni di età: il bambino scopre la dualità.


Il “buono e cattivo” si imparano in questo periodo della vita, quando il piacere si associa a qualcosa che aggrada chi ci accudisce, e il dolore e il disagio a ciò che li indispone. Quando addirittura ci viene detto manifestamente che siamo buoni o cattivi, chi ci educa non sa quanto, quel giudizio potrà segnare la nostra vita futura. Per il bambino il buono e il cattivo, non esistono come concetti!

Il bambino persegue unicamente e inizialmente in modo spontaneo, l’autogratificazione. Non conosce limiti. Per questo il genitore è importante: per proteggerlo!

Il desiderio di autogratificazione è il movimento che porta avanti ogni istante della nostra vita da quando esistiamo, a partire dalla soddisfazione dei bisogni primari quando dipendiamo totalmente dalla mamma e da chi ci accudisce, fino all’età adulta.
E’ il desiderio il motore di ogni nostra scelta, consapevole o inconsapevole che sia e i cinque sensi (tatto, olfatto, udito, vista, gusto) sono il collegamento tra noi e ciò che ci circonda, lo strumento per raccogliere informazioni.

Con i sensi ci espandiamo e ci contraiamo, riconosciamo dolore e piacere, facciamo esperienza.
Il desiderio guida il nostro corpo verso l’espressione dell’anima. Desiderio è vita, è cambiamento, evoluzione.

Le emozioni sono le reazioni istintive che attiviamo automaticamente in relazione ai dati raccolti dal vissuto sensoriale attivato attraverso il movimento. Le emozioni sono l’unione tra anima e corpo, le emozioni sono trasformazione, sono il risultato del movimento stesso.
Così come rilasciare liberamente fin da piccoli le emozioni mantiene pulito il nostro corpo e lo pone in uno stato di soddisfazione, il reprimerle e frustrarle a comando, pone il bambino in una situazione di stress permanente che gli insegnerà a contenersi e a congelare nel corpo e nell’anima ciò che percepisce.

Il bambino ha bisogno di essere lasciato libero di esprimersi il più possibile, proteggendolo sempre dai pericoli reali, per poter essere un adulto coerente e gioioso.


In presenza di reiterati divieti e giudizi si forma il senso di colpa: smetto di gioire per ciò che sto facendo e provo dolore quando mi muovo verso me stesso/a.
Arriva il freddo, il gelo.

Quando da piccoli ci impediscono di essere noi stessi, riempiamo il nostro zainetto di ombra, un’ombra fatta di tutto ciò che abbiamo messo da parte…
Il senso di colpa è il guardiano della nostra ombra.
E’ diventato il giudice interiore pronto a intervenire anche quando i nostri genitori non sono presenti, con gli occhi addosso, con parole di disprezzo, con blocchi fisici improvvisi.

Guardare negli occhi quel giudice – un tempo creato dai nostri genitori a fin di bene anche se con modi totalmente inconsapevoli e a volte molto dolorosi – perchè si sposti e finalmente ci consenta di vedere cosa è nostro diritto fare e cosa è di nostra legittima proprietà, è un obiettivo fondamentale da perseguire. Finalmente riconoscerlo, accoglierlo, amarlo e lasciarlo andare, porta all’integrazione dell’ombra e a far sì che non sia più un nostro punto debole, un punto oscuro che ci domina, ma un nostro irrinunciabile punto di forza.

Grazie

SaraMaite

(© Max Pier 2016)

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Fonti:

Immagini da web, appartenenti ai legittimi proprietari.

Robert Bly,  Il piccolo libro dell’ombra,  Red Edizioni

Avikal Costantino, La libertà di essere se stessi, Tecniche Nuove

http://www.naturenatura.com

2 pensieri riguardo “Soffri di “sensi” di colpa? 

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