Sai riconoscere e gestire la tua rabbia?


Da dove arriva la rabbia? Cosa la scatena? da dove parte?

E’ veramente così deleteria come la si dipinge?

Quando diventa utile?

Lovers - www.alenkopera.com
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Avevamo parlato di emozioni “positive e negative” già in questo post e oggi vi proponiamo un approfondimento.

La rabbia è riconosciuta come un’emozione primaria nell’essere umano, attivata da stimoli interni ed esterni percepiti attraverso il sistema sensoriale.

Il grido e il movimento sono le manifestazioni di espressione esterna della rabbia e ne consentono lo scarico emotivo. Prima di arrivare a questo stadio, l’essere umano percepisce una serie di trasformazioni a livello fisiologico e neuromotorio tali da indurlo allo scarico: battito del cuore accelerato, respiro modificato, calore, irrequietezza, desiderio di esplodere questa carica in senso espansivo.

Purtroppo viene spesso confusa con la violenza, che non è emozione ma è invece già un’espressione agita all’esterno di più stati emozionali combinati, con cagione di danni alle persone e/o alle cose (vedi definizione OMS in nota a fine post).

La rabbia scaturisce dalla sensazione di esser stati mancati di rispetto, essere stati oggetto di ingiustizia, dal dolore per non esser stati visti in un nostro bisogno o in una nostra manifestazione di affetto o di disagio.
Spesso la rabbia è figlia della difficoltà di comunicazione.

“la rabbia è amore ferito” (cit. B. Hellinger)

La rabbia è un fondamentale strumento di difesa da pericoli reali o immaginari e il motore per l’esercizio dei nostri diritti.

Talvolta – da bambini o da adulti, con effetti sensibilmente differenti sulla nostra esistenza – ci troviamo in balìa della rabbia quando siamo stati calpestati senza ritegno e non abbiamo potuto difenderci in alcun modo. Ciò può essere accaduto in modo manifesto, attraverso la violenza verbale o fisica agita su di noi, oppure in modo più subdolo, attraverso la manipolazione affettiva, che spesso, in modo silente si insinua nella nostra esistenza e ci toglie anche la possibilità di osservare cosa realmente stia accadendo.

Altrettanto spesso, la rabbia emerge quando proiettiamo aspettative su qualcuno, che talvolta non si rende nemmeno conto di esser stato oggetto di questa designazione. Accade molto frequentemente nelle relazioni di coppia.

Capita poi che la rabbia venga generata da noi stessi, perchè ci carichiamo per scelta più o meno consapevole, di una serie di pesi e situazioni che ci schiacciano fino a toglierci l’aria, fino a farci scoppiare.

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C’è chi vive perennemente arrabbiato e, di base, può incontrare l’origine del disagio in avvenimenti che risalgono all’infanzia in famiglia: ombre mai risolte e riportate a cascata nella vita adulta, che causano spiacevoli proiezioni negative nelle relazioni interpersonali di tutti i giorni.

Spesso la rabbia anziché essere esternata di volta in volta, come sarebbe più sano per il nostro essere, viene invece taciuta e “portata a nuovo”, accumulata, macinata e repressa, creando così muri sempre più spessi con le persone intorno a noi. Diventa sottile ironia e talvolta si tramuta in acidi commenti e in occhi taglienti.

Risentimento che mette radici in noi e non ci abbandona mai. Voci gridanti talvolta oppure voci sibilanti, voci che non si sentono… così avvicineremo di più le orecchie per ascoltarli. Perchè il silenzio della rabbia repressa, rabbia bianca, si trasforma a lungo andare in un silenzio di dominio e restituisce al mondo intero quasi per vendetta, la manipolazione o la violenza subita, che l’ha generata.

C’è chi – non solo per indole caratteriale – non ha potuto imparare a parlare e discutere, poichè nessuno in famiglia lo ha insegnato, e ut
ilizza la rabbia per esprimersi utilizzando espressioni molto più intense e poco adatte.

C’è chi invece ad esempio, al contrario, si lamenta in continuazione anziché discutere o alzare la voce per far emergere il malcontento.

Quando la rabbia non trova la giusta scarica e in qualche modo si accumula nel corpo e nel nostro campo energetico: il nostro corpo registra uno squilibrio.

Quest’emozione scava dentro, quando non viene espressa, così come sa produrre enormi sensi di colpa e sensi di vergogna quandolucy-rabbia-peanuts-02 viene esternata in modo eccessivo rispetto a quanto il giudice interiore ci consenta di fare, e può procurare una miriade di fastidi collaterali in tutto il corpo: dalle tensioni muscolotendinee alle infiammazioni, alle impurità della pelle, ai fastidi agli occhi, disturbi epatici e gastrici … dipende da quale sarà l’area di riferimento emotiva colpita dalla repressione o dall’eccesso di rabbia.

La rabbia nella sue espressioni di movimento e di urlo, viene giudicata in noi fin da bambini, eppure ha una sua funzione fondamentale che è quella di dare fare da  PROPULSORE delle azioni nella nostra vita. La rabbia sana porta a muoverci verso ciò che desideriamo, ci consent
e, anche alzando la voce – che non è violenza fino a che non si tramuti in offesa – di farci rispettare. La ribellione e la difesa personale senza il motore della rabbia non avrebbero forza alcuna.

Molte volte ci sentiamo dire di non arrabbiarci, di star calmi, che non ne val la pena… ma siamo sicuri che sia un bene?

La corretta gestione della rabbia passa attraverso il filtro della consapevolezza interiore e attraverso il riconoscimento del nascere di quella emozione in noi, perchè tante volte non ce la ricordiamo nemmeno più, al punto di non sentirla nè di saperla vedere. E il corpo ce lo dice, attraverso il suo magnifico dialogo posturale.

Ciò che non conosci ti controlla!

Tante volte, come si accennava sopra, ci si ferma perchè parte la voce del giudizio: “cosa fai?! non si urla! non si sbatte la mano sul tavolo! è da maleducati!”
E non sempre il giudice ha ragione… temendo il giudizio degli altri – che poi è il giudizio interiorizzato della nostra famiglia interiore – a volte rinunciamo a farci valere.

La consapevolezza di cosa è meglio per noi in quel momento diventa una variabile fondamentale:
“Vale la pena togliermi la soddisfazione di fare una bella urlata, oppure è meglio conservare un buon rapporto con la persona che in quel momento con i suoi atteggiamenti, mi ha fatto sentire inadeguato o mancato di rispetto?”

Siamo sicuri che quel senso di inadeguatezza che proviamo, non sia frutto di una nostra questione personale, ad esempio legata all’autostima carente e che quindi quell’atteggiamento colpisca noi, in maniera particolare, solo perchè abbiamo un nervo scoperto in quell’ambito?

Siamo consapevoli che capita spesso che le nostre arrabbiature derivano principalmente da nostre questioni interiori irrisolte?

La lucidità di pensiero e la presenza ci consentono di scegliere, in quella frazione di secondo che precede la manifestazione, se dare sfogo o meno a questa emozione così intensa.

Come acquisirle?
I modi sono i più svariati, chi più ne ha più ne metta!

… dalle tecniche di gestione della rabbia, alla mindfulness, al rebirthing, al theta healing, alla meditazione, alle costellazioni, allo yoga, allo sport, al massaggio … tutto ciò che in qualche modo ci porti in noi stessi, a stare dentro di noi, in ascolto, qualsiasi attività che ci porti a contatto con il nostro cuore e il nostro vero sè e a comprendere che il nostro corpo è uno strumento di percezione di tutto questo, l’antenna fondamentale.

Più ci conosciamo e ci amiamo profondamente, meno la rabbia avrà ragione di esistere se non nei reali momenti di bisogno di difendere i nostri confini personali.

 

Grazie!

SaraMaite

(© Max Pier 2016)

 

—————————————–

Un film consigliatissimo ed esilarante sul riconoscimento e sulla gestione della rabbia:

Terapia d’urto,  (2003, USA), diretto da P. Segal, con Jack Nicholson, Adam Sandler, Marisa Tomei, John Turturro.

 

 

Riferimenti web consultati:

http://www.etimo.it/?term=rabbia

http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=aggredire

http://www.etymonline.com/index.php?term=anger

Definizione di VIOLENZA secondo l’OMS: “L’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, altre persone o contro un gruppo o una comunità, da cui conseguono, o da cui hanno una alta probabilità di conseguire, lesioni, morte, danni psicologici, compromissioni nello sviluppo o deprivazioni”.

Le immagini da web appartengono ai legittimi proprietari e saranno rimosse su richiesta degli stessi.

 

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